Il colore nascosto delle cose

a cura di Renata Sorba

Per chi ama il cinema come me e da anni frequenta le sale cinematografiche – nonostante sia cieca da quindici anni – potrà senz’altro apprezzare l’ultimo film del regista Silvio Soldini.

Ho avuto l’opportunità di conoscerlo di persona qualche anno fa e avevo già visionato i suoi cortometraggi e film precedenti.

Sapevo che Soldini aveva un grande bagaglio di esperienza e di conoscenza del mondo dei non vedenti e pertanto ieri sera mi sono recata con alcuni amici alla “Sala Pastrone” di Asti per conoscere e ascoltare il suo ultimo lavoro.

Sono stata una spettatrice privilegiata in quanto la protagonista, la fantastica Valeria Golino, ha interpretato un ruolo molto vicino alla mia persona e condizione.

Il regista è riuscito a creare, intorno ad una trama molto semplice e di normale vita quotidiana, un insieme di situazioni e dialoghi che conosco e vivo quotidianamente.

Oltre alla bravura degli interpreti, Soldini è riuscito egregiamente a  segnalare e evidenziare situazioni che un non vedente abitualmente vive e si trova ad affrontare nel rapportarsi agli altri.

La storia è stata raccontata con molto garbo, delicatezza, tenerezza e nel contempo offrendo spunti di riflessione e di confronto su come una donna disabile, oltre che convivere con la propria condizione, si presta per lavorare, aiutare gli altri e vivere una comune vita sociale.

Non sono mancati divertimento e risate, proposte da una simpatica amica ipovedente della protagonista Emma, che ha evidenziato anche la sua disabilità e al contempo l’amicizia e solidarietà con la non vedente.

Molto importante è stato anche il ruolo di Matteo, interpretato da Adriano Giannini, che ha illustrato quanto imbarazzo e ignoranza possa nutrire un uomo nei confronti di una donna non vedente; contemporaneamente ha regalato intensi momenti di tenerezza e complicità nella vicinanza con Emma, fornendo agli spettatori esempi di tecniche di accompagnamento e narrazione che un accompagnatore deve adottare nei confronti di un disabile visivo.

Questo film offre una gamma di sfumature che raccoglie tutte le possibilità e le difficoltà che una donna non vedente deve quotidianamente affrontare, pur mantenendo la propria autonomia e difendendo a denti stretti la propria libertà.

Ho ascoltato il film, per tutto il tempo della sua durata, con grande attenzione e trasporto: forse per la prima volta dopo tanti anni ho potuto riflettere la mia immagine ed Emma in quel contesto era anche Renata, così come potrebbe essere tante altre donne che, come me, vivono questa condizione.

Gli amici che mi hanno accompagnata al cinema mi hanno conosciuta sia prima che dopo la malattia e quotidianamente mi aiutano e supportano, oltre ad offrirmi la loro amicizia. Hanno condiviso con me la gioia e la serenità che Soldini ha saputo trasmettere attraverso questo lavoro.

Tutti ci siamo riconosciuti in un personaggio e tutti ci siamo sentiti parte di quel mondo di cui spesso tante persone hanno paura ad avvicinarsi.

Questo film è un prezioso prodotto, un grande esempio di positività, che va proiettato anche nelle scuole per far capire ai giovani che, nonostante una disabilità invalidante, una donna come Emma e tante altre, pur impegnandosi quotidianamente nel mondo sociale, non hanno il diritto di vivere la loro femminilità, seppure hanno la voglia di amare come tutti, del resto, meritano.

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