Se invano è bella la notte … la poesia persiana di Shamlu a cura di Esmail Mohades

“Ogni mondo è paese”. Vorrei esordire in questo modo dopo aver conosciuto, grazie a Esmail Mohades, la bella poesia persiana di Ahmad Shamlu. L’autore-curatore del testo “Se invano è bella la notte”, ci rende, dal Farsi, alcune poesie di Shamlu che hanno interessato l’intero arco della sua vita (1925-2000). Ho scoperto una lirica sicuramente universale, laddove i temi principali, quelli che sono nel cuore del poeta, sono l’amore e la libertà. Si ritrova, quindi, in questa poesia fortemente evocativa, un’ispirazione che accomuna e unisce poeti sparsi in ogni angolo del mondo. L’impeto eroico, la ricerca della libertà, i sentimenti, lo spirito liberale, non erano, forse, anche i temi della nostra poesia patriottico – risorgimentale? Con i suoi versi, Shamlu “combatte”, non a colpi d’arma ma con le parole, la poesia servile e miope dei poeti classici persiani. Erano poeti “schiavi” chiamati, dal tiranno di turno, a decantare il potere, senza dare la benché minima voce a un popolo vessato. Appare meravigliosa la contaminazione delle parole. Ci sono delle influenze che, partendo dall’Europa, attraverso il poeta Nima Youshij (1895-1960), arrivano fino all’Iran. Nasce una “poesia nuova” (di cui Shamlu è uno dei principali protagonisti) con una, fino allora, sconosciuta responsabilità sociale e culturale. La lirica parte dal basso, dal popolo, dalla situazione politica; diviene un faro illuminante con al centro l’uomo ormai proteso verso la liberazione. Con i suoi versi, Shamlu si scontra, inevitabilmente, con la censura. Negli anni ’50, la polizia irrompe nella tipografia per bruciare le copie dei suoi libri freschi di stampa. Viene arrestato, rischia di essere fucilato e viene salvato grazie a un ordine di esecuzione, per sua fortuna, non dato al plotone già pronto a colpire. Insomma … una vita intensa, viva e ricca di grandi ideali. C’è tutto questo e tanto altro ancora nella poesia di Shamlu. Sublime è l’espressione di Esmail Mohades quando afferma di collocarsi “Sul tetto del mondo” quando legge, per l’ennesima volta, i versi senza tempo di questo grande poeta. Sono versi potenti, espressivi, ricchi di contenuti e di nobili sentimenti. C’è anche il pessimismo, accentuato dalla constatazione della realtà del suo popolo. Il suono della vita diviene inutile all’idea del sopraggiungere della fine. Tutto tende verso la totale perfezione del silenzio in grado di racchiudere, in sé, tutti i suoni potenziali. E così anche il verso, le parole che un tempo avevano assunto il dolce sapore dell’amore, possono improvvisamente conquistare il gusto amaro della morte. E poi ci sono le liriche dell’esilio, quelle poesie che Shamlu ha scritto da lontano. Non c’è violenza, non ci sono imprecazioni; ritroviamo solo tanta malinconia. Nel silenzio della notte, infatti, il poeta osserva il mondo adagiato nel suo innocente letargo. Shamlu veglia con la sua personale tristezza percependo che il vero giorno, quello realmente vivo, difficilmente verrà, ben sapendo di vivere una lontananza che palesa un buio allarmante. Meravigliose le poesie contro la guerra. Non può esistere la bellezza dinanzi alla guerra. Il giardino, l’albero, non esisteranno più se affrontati con la falce e ciò che si calpesta, non avrà più germe. I risultati della guerra sono solo tante madri disperate, vestite di nero, con il capo chino, che piangeranno la perdita dei loro figli. A tratti, il poeta si rivolge anche ai tiranni che, nel tempo, hanno oppresso il suo popolo negando la libertà e la democrazia. In queste situazioni, ogni sussulto di vita era negato; non si osava con il pensiero, con i sentimenti, con i desideri popolari. L’oppressore si ubriaca di futili vittorie, occupando un posto presso un triste banchetto nato sui lutti dei giusti … un vicolo cieco che non lascia spazio a nuove direzioni. Sono concetti, questi, urlati dai versi di Shamlu. Le infinite sofferenze procurate ai popoli dai dominatori e dalle guerre, possono generare solo miserie nel miraggio di aver raggiunto bottini totalmente inutili. E se si dovesse scampare la morte di fronte a tanta procurata – ingiusta sofferenza? Resta una desolante migrazione di destini smarriti senza mete. Esco arricchito da questa lettura. Soprattutto ho avuto il piacere di scoprire una poesia nuova che trasmette una grande carica emotiva. Una poesia che fa pervenire in modo chiaro ed energico i suoi messaggi; versi che generano i sussulti del cuore e alimentano stati d’animo importanti. A Esmail Mohades, il ringraziamento per averci posto, in modo autentico e profondo, la lirica di uno dei più importanti poeti persiani degli ultimi secoli, forse ancora sconosciuto al nostro mondo.

Stefano Carnicelli

http://www.stefanocarnicelli.it/

 

Esmail Mohades nasce a Teheran nel 1957. Frequenta gli studi liceali in Iran. Tra il 1978-79 partecipa, insieme a milioni di iraniani, al movimento di protesta contro la dittatura dello sciah. Dopo l’insediamento del regime islamico si reca in Italia dove si laurea in ingegneria civile all’Università degli Studi di L’Aquila. Vive e lavora in Italia dove sin dagli inizi degli anni Ottanta svolge le sue attività in difesa dei diritti umani e per l’instaurazione della democrazia in Iran. Esmail Mohades scrive articoli e saggi in italiano e in lingua farsi. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo “I miei sette figli”, “Una voce in capitolo. La storia del popolo dell’Iran”, “Non si può incatenare il sole”.

 

Esmail Mohades: “Se invano è bella la notte” (2016), Edizioni Menabò, pag. 249, euro 14,00.

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Stefano Carnicelli

Cura rubriche di libri su alcune emittenti locali e collabora con alcuni quotidiani. Ha pubblicato i romanzi: "Il Cielo Capovolto" e "Il bosco senza tempo" per Prospettiva Editrice. Sta curando la pubblicazione del suo terzo romanzo. 

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