“La figlia del Vento” … di Sonia Etere (e Laura)

C’è una voce che urla, grida e si dimena. E’ la voce, un tempo roca e strozzata, che accompagna la vita di Laura. Laura corre, corre via verso l’ignoto che è nuovo; è tempo atteso, è incertezza dal sapore, fresco, di vita. Laura è la figlia del vento.

Ancora una volta, con grande piacere, mi ritrovo imbrigliato tra le pieghe della bella scrittura di Sonia Etere. Con “La figlia del vento”, l’autrice entra con garbo e delicatezza in un’esistenza umana dominata dalla sofferenza. Non c’è finzione; non c’è mai negli scritti di Sonia. Il dolore, i tormenti raccontati sono storie vere. Si toccano con mano, si percepiscono, si sentono sulla pelle. E’ sangue che scorre, che pulsa, che bagna e imbratta una storia vissuta e dominata da ombre e paure. Laura si racconta nei suoi 15 anni. Si firmava ELLE CI per sentirsi a proprio agio nella sua terribile e disumana solitudine. Perché di questo si tratta, quando non si è in grado di percepire, sentire le attenzioni dei genitori, dei fratelli e, più in generale, del mondo.

Laura vive un dolore mortale dell’anima e si sente così sola da essere orfana di se stessa. L’autrice riceve e fa suo un racconto drammatico di vita; un vissuto difficile da vivere perché accarezzato e ammirato solo nella sua bella e falsa superficie. Occorrerebbe, invece, guardare dietro la foto per capire fino in fondo. Il dramma di Laura, forse, è il dramma comune a molte persone sensibili; quelle belle figure che cercano di essere qualcosa di speciale, magari per altri, ma non per loro stesse. E’ un costo eccessivo da sostenere. E’ un prezzo troppo duro da pagare. Laura sente la carne di giovane ragazza dilaniata dai lupi del destino. Sono lì … cattivi, famelici, pronti a mordere e a far male. Il vivere quotidiano diviene un peso insostenibile, troppo gravoso. Forse è il coraggio che manca, un coraggio che latita e non arriva.

C’è grande sensibilità nella penna dell’autrice. Sonia Etere riesce a cogliere gli stati d’animo più nascosti e segreti. Riesce a percepire luoghi dell’anima così intimi fino a sfiorare, con dolcezza, il cuore della protagonista. Laura è lì … ferma al cospetto del destino e si abbandona alla dolce complicità emotiva della scrittrice. C’è un binomio perfetto tra la voce reale di una sofferenza e la delicatezza del racconto, filtrata nei garbati spazi della comprensione. Una scrittura quasi a quattro mani ma certamente “a presa diretta” … direttamente dal cuore, dai luoghi dell’anima, dal regno della sofferenza. Perché vivere, è qualcosa di più del semplice respirare. Si va oltre e occorre tanto coraggio. Laura è una ragazza estremamente fragile. Si è fragili quando si è troppo buoni e sensibili.

Laura cresce e pian piano fa suo un ardimento inaspettato che la porta a gridare, al mondo, la propria esistenza. “Ci sono … esisto!”. Un urlo di liberazione, di riscatto, di grande rinascita. Il lettore non può non percepire questa profonda unione emotiva tra protagonista e autrice. Ci sono rimbalzi, giochi reciproci, anime che si sfiorano. Sonia Etere entra nell’anima di Laura per porla al lettore in tutta la sua bellezza. E Laura si fida di Sonia … si affida e si lascia andare fino a trovare l’audacia dell’urlo, del grido, in una rinnovata forza vitale che ha il sapore del risveglio. Ci si sveglia dal torpore, da un letargo emotivo che aveva ucciso il cuore, dai cattivi perenni pensieri che avevano accolto anche la morte.

Laura, un tempo invisibile, non è più destinata a scomparire. Come scrive l’autrice, una stella riesce a superare ogni notte per tornare a essere più luminosa che mai.

Leggendo “La figlia del vento”, grazie all’autrice e alla storia resa, con coraggio, dalla protagonista, non si può non innamorarsi della delicata, un tempo fragile, bellezza di Laura. Laura non è poi così lontana. Può essere ovunque, in mezzo a noi, al nostro fianco durante la fila al supermercato, dall’altra parte del vetro di un qualsiasi ufficio. Il grande insegnamento da trarre da queste pagine profonde, ricche di vita e verità, è semplice: ricerca di un dialogo sincero e intimo in grado di andare oltre la semplice scorza della falsa apparenza. Non è poi così difficile regalare un sorriso e tendere la mano verso chi, magari per eccessiva fragilità, non riesce a lanciarci il disperato grido di aiuto che ha nel cuore, restando impantanato nel silenzio di un cupo dolore. C’è molto da imparare da Sonia e da Laura, per evitare che accadano altre storie come quella narrata. E qualora ci fossero? Sicuramente, disporremmo degli strumenti giusti per imboccare la via della rinascita.

Stefano Carnicelli

http://www.stefanocarnicelli.it/

 

Sonia Etere è nata e vive a L’Aquila. Ama i libri, la musica e la vita. Dopo la laurea in Dietistica, ha integrato i suoi studi nel campo sociale e delle relazioni, campo in cui opera da circa 25 anni. Attualmente collabora con il Consultorio AIED. La sua prima opera, “Nella cucina di Sofia ci siamo anche noi”, ha ricevuto diversi premi ed è giunta alla 6° edizione con importanti riscontri di critica e di pubblico. Nel 2015 ha pubblicato “Le ali della paura”. Alcuni suoi racconti, sono stati premiati in diversi concorsi letterari.

 

Sonia Etere: “La figlia del vento” (2017), Edizioni Tracce, pag. 62, euro 11,00

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Stefano Carnicelli

Cura rubriche di libri su alcune emittenti locali e collabora con alcuni quotidiani.
Ha pubblicato i romanzi: “Il Cielo Capovolto” e “Il bosco senza tempo” per Prospettiva Editrice. Sta curando la pubblicazione del suo terzo romanzo.