“Le braci” di Sandor Marai …

Sono passati quarantuno anni; un tempo che può sembrare eterno al cospetto di due anziani uomini che, in un’epoca lontana, erano amici inseparabili. Eppure c’è qualcosa che non si spegne: il ricordo, le domande irrisolte, i dubbi, la rabbia. C’è un tempo immobile che, nonostante lo scorrere degli anni, preserva e protegge rapporti umani che urlano rancore per il tempo che fu e per ciò che, fatalmente, accadde. Proprio come le braci … sono lì, pazienti, attente, sornione, pronte a risorgere, a dare calore al benché minimo contatto con la realtà. Sandor Marai, appunto, ci racconta la storia di due ragazzi che fondavano il loro rapporto sul sacro sentimento dell’amicizia. Siamo a ridosso della seconda guerra mondiale. Il vecchio generale riceve una lettera. Sono anni, ormai, che rifiuta ogni contatto con il mondo esterno, evitando, addirittura, di aprire qualsivoglia corrispondenza. Guardando quella lettera, però, riconosce un’antica scrittura. Decide di aprirla e di dare corso a un proposito troppo a lungo represso ma mai dimenticato. La scrittura è di Konrad; l’amico di un’antica giovane età è tornato. Il generale, aiutato da Ninì, la vecchia tata di novantuno anni, decide di organizzare una cena. Prima che sia troppo tardi, sente il bisogno di affrontare l’amico di un tempo per scoprire, finalmente, i segreti sepolti sotto la polvere degli anni. Si può trascorrere una vita intera preparandosi a qualcosa? Sicuramente sì. Si reprime l’odio, si argina l’idea della vendetta nella pazienza dell’attesa. La scrittura di Sandor Marai è agevole e dinamica, sempre pronta a sfiorare le corde dei sentimenti umani. E’ una scrittura che tocca il lettore suscitando un costante e sano interesse verso la storia proposta. C’è profondità nei toni narrativi. La descrizione del momento del ritorno viene esposta come un istante ricco di passione e mistero. Nel romanzo vive e aleggia una sorta di segreto che lega i due anziani protagonisti. Gradualmente diviene il terzo tangibile protagonista della storia. Henrik, di nobili origini, era legato a Konrad dai tempi dell’infanzia. Insieme avevano frequentato la scuola militare. Sempre insieme, avevano deciso di vivere nell’antico castello della famiglia di Henrik. La loro era un’amicizia seria e silenziosa destinata a vivere per l’intera esistenza umana. Poi accadde qualcosa di inspiegabile e di oscuro. In fondo, in ogni uomo, c’è un rifugio inviolabile dove nessuna persona, anche il più caro amico, può entrare. E per Konrad l’inaccessibile rifugio segreto era la musica. Pur nella diversità delle origini (alla ricchezza di Henrik, si contrapponevano le misere origini di Konrad), la vita viennese si trascinava tra clamori e silenzi. E’ qui che si innesta il germe di un segreto pesante. E’ un mistero che condizionerà per tanti anni la vita dell’ormai vecchio generale. Perché Konrad è fuggito? Può un’amicizia così forte e intensa trasformarsi in odio? Si può pensare di uccidere per una sorta di accecante, silenziosa gelosia covata per tanti anni? Saranno proprio i dubbi a mantenere viva la carica emotiva del generale. Henrik sa che l’amico sarebbe tornato. E se non fosse tornato? Sarebbe stato lui stesso a cercarlo, ovunque, nel mondo. La vita non poteva chiudersi senza capire … fino in fondo. Nelle coinvolgenti pagine del libro, riconosco all’autore la grande abilità di cogliere, con caparbia sensibilità, tutti gli aspetti emotivi dei due protagonisti. Tra loro alberga il fantasma di una figura femminile non più in vita. Una donna delicata e ricca di passione; una figura femminile che sapeva cogliere, nel silenzio, quelle affinità in grado di esaltare anche i sentimenti più nascosti. Henrik vuole capire. Vuole sapere cosa accadde. La narrazione incalza e incastra il lettore. Pur nella semplicità della vicenda descritta (in fondo tutto accade durante una cena), Marai propone, nell’alternanza dei ricordi, sospesi tra passato e presente, una scrittura così profonda da toccare le corde più sensibili dell’animo dei due protagonisti. Siedono ai due capi del grande tavolo, nello splendido salone del castello, dove nessuna persona è più entrata dalla morte di Krisztina, la moglie di Henrik. C’è una grande tensione emotiva nell’aria, resa ancora più palpabile dal tempo trascorso nell’attesa di un inevitabile ritorno. La lunga meditazione del vecchio generale ha permesso di ricostruire l’essenziale partendo dei piccoli particolari; una ricostruzione minuziosa e certosina per arrivare al momento decisivo. Il tempo ha attutito le passioni ma non è riuscito a soffocare le braci. Le passioni vivono e bruciano … e gridano vendetta. Si può uccidere e far male anche con il silenzio e l’indifferenza. Si può tradire, sopravvivendo dopo essere fuggiti. Forse è proprio questo il fatale errore che accomuna gli amici di un tempo. In fondo si può rispondere a una domanda senza affidarsi alle parole. Un romanzo che insegna come ogni cuore umano, anche il più puro, può avere la sua notte e il suo buio. Nelle persone può esistere quel desiderio di essere diversi da come si appare. Ed è proprio la diversità, subita in un assecondante silenzio, a rappresentare il tormento più grande che un destino crudele può riservare a un uomo.

Stefano Carnicelli

http://www.stefanocarnicelli.it/

 

Sandor Marai è nato nel 1900 a Kassa (Ungheria), a quel tempo città dell’impero austro-ungarico. Studiò giornalismo senza mai conseguire la laurea. Si trasferì in Germania dove caldeggio l’idea di scrivere in tedesco. In seguito, sviluppo la sua scrittura utilizzando la lingua madre. Inizialmente si dedicò alla poesia per poi passare ad altre forme di scrittura (racconti brevi, saggi, romanzi). Marai è vissuto in diverse parti del mondo tra cui gli Stati Uniti e l’Italia. Morì suicida nel 1989, dopo essersi gradualmente isolato dal mondo, in seguito alla morte della moglie e del figlio. La sua opera non fu apprezzata, come meritava, durante il periodo in cui lo scrittore era in vita. Fu rivalutato, invece, dopo la morte. “Le braci”, il suo romanzo più apprezzato (scritto agli inizi degli anni ’40), è comparso in Italia solo nel 1998.

 

Sandor Marai: “Le braci” (Adelphi edizioni), 1998, pag. 181, euro 10,00

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Stefano Carnicelli

Cura rubriche di libri su alcune emittenti locali e collabora con alcuni quotidiani.
Ha pubblicato i romanzi: “Il Cielo Capovolto” e “Il bosco senza tempo” per Prospettiva Editrice. Sta curando la pubblicazione del suo terzo romanzo.